I pittori e il sesso.

Molti pittori del passato, oltre ad essere dei geni con il pennello per dipingere, si sono distinti anche per l’estroso utilizzo del pennello per amare.
Ecco i segreti più intimi della sessualità di alcuni degli artisti più famosi:

Picasso
Anche per quanto riguarda il sesso ebbe i suoi periodi: il periodo delle rosse, il periodo delle nere e il periodo delle gialle. Poi, nell’invecchiare, sprofondò in un lungo periodo blu: una pillola di Viagra e gli andavano bene tutte.

Goya
Si innamorò di una prostituta ma era troppo squattrinato per averla. Così, per due talleri, si accontentò di portarla a casa e parlarci un po’. Con il tempo mise da parte qualche scudo, grazie ai quali la donna accettò di spogliarsi completamente, senza però farci nulla. Poi, con l’avvento del successo e la vendita dei suoi primi quadri, riuscì finalmente a coronare il suo sogno. Ma la donna, dopo una notte di sesso sfrenato, lo derubò di tutti i suoi averi e sparì. Quella Mayala.

Lucio Fontana
Era così brutto che nessuna donna aveva il coraggio di parlarci, figuriamoci di andare a letto con lui. Così cercò di arrangiarsi con i classici metodi delle bracioline nel termosifone, il tubo dell’aspirapolvere e il buco del materasso. Poi scoppiò la sua passione per la tela, che prevalse su tutto.

Magritte
Si sposò molto giovane e a venticinque anni il desiderio per sua moglie era ormai scomparso. Così era costretto a sfogare tutta  la sua frustrazione masturbandosi. Un giorno la moglie lo beccò sul più bello, e lui tentò di giustificarsi affermando: “tesoro, non è come pensi: questa non è una pippa”. Ma la donna, che non aveva studiato l’arte, non ci credette.
 
Leonardo Da Vinci.
Non tutti sanno che oltre a progettare i primi prototipi di elicottero e carro armato Leonardo Da Vinci è stato anche il primo ad ideare strumenti di piacere sessuale. Il suo vibratore a carica manuale era la delizia di tutte le giovani di corte, e la sedia con stantuffo biforcuto e penetrante andava letteralmente a ruba. Pare che Monna Lisa stesse provando un nuovo modello mentre posava per il ritratto. Il che spiegherebbe il mistero del suo sorriso.

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I finali tagliati di alcune grandi opere letterarie.

Non tutti sanno che i finali di alcuni dei più grandi romanzi della storia sono stati tagliati, modificati, cesurati dagli editori, che li ritenevano non edificanti e poco adatti al pubblico dell’epoca.

Delitto e castigo
Raskòl’nikov piomba nella stanza di Sonja mentre lei sta facendo la doccia, ed invece di convincersi a redimersi e correre a costituirsi, capisce che è arrivato il momento di provarci. Sonja ci sta, e a conferma del fatto che le donne che si atteggiano a santerelline sono in realtà le più fameliche, si dimostra pure una bomba del sesso. Così Raskòl’nikov, colpito da una specie di illuminazione divina,  deciderà di cambiare vita: da assassino a magnaccia. E la costringerà a prostituirsi.

Alice nel paese delle meraviglie
Quando Alice si risveglia dal sogno trova una brutta sorpresa: i poliziotti hanno scoperto la sua scorta di LSD e la arrestano. Al processo però lei dichiara che è tutto un complotto del cappellaio matto e del bianconiglio: in realtà sono loro che le hanno messo le pillole in tasca. Così se la caverà con l’infermità mentale.

Orgoglio e pregiudizio
Il giorno prima di sposarsi  Elizabeth  trova Darcy a letto con Bingley. Per paura di ferire Jane, ma anche perché l’idea di mettersi a cercare un altro marito le mette addosso una certa ansia, Lizzie decide di tacere e tenersi il segreto per sé. Così le due sorelle si sposeranno lo stesso, e vivranno comunque felici e contente facendosi trombare allegramente da tutti i boscaioli del Hertfordshire.

Odissea
Quando Ulisse torna a casa finge di essere uno mendicante cretese e scopre che l’adorata mogliettina fa le orge con i proci (che nella stesura originale, infatti, si chiamavano porci). Ulisse però, essendo molto furbo, se ne frega, e dedica tutte le sue energie rimaste a trombare le figlie dei porci, le porcelle. Le porcelle però sono anch’esse molto furbe, perché accettano di giacere con lui soltanto in cambio di soldi. Quindi, per poter riavere accesso al suo patrimonio, Ulisse è costretto a rivelare la sua vera identità. Ma Penelope s’incazza, e l’Odissea originale finisce con i due coniugi che si danno appuntamento in tribunale.
Omero infatti aveva scritto anche una terza opera: la guerra con la Troia. Dove ci narrava delle vicissitudini legali del divorzio tra Ulisse e Penelope. Ma era tutta da censurare e non trovò mai nessun editore che gliela pubblicasse.

Moby Dick
Dopo la sua morte il capitano Achab si risveglia tutto sudato. Si trattava solo di un sogno, e la balena bianca non era altro che la proiezione di sua moglie, una sessuomane di duecento chili bianca come una mozzarella. Stanco delle pesanti prestazioni sessuali a cui è costretto, l’uomo sta meditando di eliminarla. Ma purtroppo il sogno si rivelerà premonitore, perché perirà prima di mettere in atto il suo progetto, schiacciato dal peso di un 69 troppo audace.

Della serie non basta essere d’accordo con una donna per essere d’accordo lei: LE VACANZE ESTIVE

Le vacanze estive si avvicinano, ed è tempo di decisioni, discussioni, prenotazioni. Essere d’accordo con la propria donna però non basta per essere d’accordo con lei, ed ogni uomo sa che la domanda “tesoro, dove andiamo in vacanza quest’estate?” nasconde più insidie delle domande “chi è quella lì? la conosci? Perché ti ha salutato?”. Perché le donne, si sa, sono peggio del Fbi: i federali almeno te lo dicono prima che  tutto quello che direte potrà essere usato contro di voi.

Lei vuole andare al mare e a lui è d’accordo.
Lei: Lo sai che a me va bene qualsiasi posto, basta che ci sia il mare.
Lui: Bene. Allora torniamo nel villaggio dell’anno scorso. Io mi sono divertito un sacco.
Lei: Scommetto che vuoi tornare lì per via dell’animatrice bionda. Col cavolo allora: quest’anno andiamo in un paesello sperduto di montagna, così la smetti di guardare il culo alle puttanelle mezze nude.

Lei vuole andare in montagna e lui è d’accordo.
Lei: Perché quest’anno non andiamo in montagna? Così, tanto per cambiare?
Lui: Perché no, una bella vacanza salutare. Sport, cibi sani…
Lei: stai insinuando che devo mettermi a dieta? Che devo dimagrire? Domani mi segno in palestra e vedrai quando saremo al mare: in spiaggia guarderanno solo me.

Lei vuole andare in Spagna e lui è d’accordo.
Lei: quest’estate mi piacerebbe fare un bel giro della Spagna: le città sono bellissime, la gente è sempre allegra e le spiagge sono fantastiche.
Lui: Adoro la Spagna. La paella, la sangria, il Real Madrid e il Barcellona…
Lei: Sì, così tu stai sempre ad ubriacarti, mangiare e pensare al calcio, e mi lasci tutto il giorno da sola ad annoiarmi. Molto meglio una settimana in barca a vela, io, te e nessun altro. Senza tv e giornali. Ad acqua e scatolette di tonno per sette giorni. 

A lei va bene tutto e lui vorrebbe fare un giro in barca a vela.
Lei: A me va bene tutto, quest’anno decidi tu.
Lui: Mi piacerebbe fare un bel giro in barca a vela. Che ne pensi?
Lei: sì, sai che palle, io e te da soli in mezzo al mare, ad acqua e scatolette per una settimana. E poi chi la guiderebbe la barca? Tu, che non sai nemmono guidare il motorino? No: a me va bene tutto, tranne che un giro in barca a vela.

Lei vuole andare in montagna in Spagna e lui è un po’ perplesso.
Lei: perché quest’anno non facciamo qualcosa di originale, tipo andare in montagna in Spagna?
Lui: Ma tesoro, con tutte le montagne belle che ci sono in Italia…
Lei: Ecco, lo sapevo: non ti va mai di fare quello che va di fare a me. Forse è meglio se ci lasciamo. Forse è meglio che mi cerchi qualcuno più accondiscendente di te. Qualcuno che abbia i miei stessi gusti, che non pensi solo al calcio, ad ubriacarsi, a mangiare ed a guardare il culo alle animatrici puttanelle. Magari uno skipper.

Tutti i danni causati dalla visione di 50 sfumature

A quasi un mese dall’uscita al cinema di 50 sfumature è giunta l’ora di tracciare un bilancio dei principali danni causati dai cari tentativi di emulazione delle scene di sesso estremo, implicito e non, presente nel film.

 

A.G. casalinga pettegola logorroica di quarantatre anni, residente in un paesino della bassa Italia, dopo la visione del film ha preteso che il marito la legasse a letto e la imbavagliasse. L’uomo, fino a quel momento rassegnato alla voce perpetua della moglie (che nel sonno recitava tutta la rosa delle tresche clandestine del paese) ha scoperto l’esistenza del silenzio, e invece di “fotterla senza pietà” come da sua richiesta ha deciso di lasciarla così per una settimana. La donna è morta, non per disidratazione come succede in questi casi, ma per l’implosione delle corde vocali, non abituate ad una così lunga inattività.

 

F.E, cinquantenne single e gattara, è tornata a casa con la voglia di essere seviziata senza pietà ed ha deciso di non dare da mangiare ai suoi gatti per tre giorni. Il quarto giorno ha riempito la vasca di croccantini e ci si è immersa dentro. E’ stata ritrovata dal postino priva di sensi e sfigurata dai graffi. Quando si è ripresa la donna ha dichiarato di aver fatto l’esperienza più incredibile della sua vita. Ed ha firmato la ricevuta della raccomandata senza esitazioni, convinta che si trattasse del contratto di Cristian Grey.

 

D.E, donnone di centosessanta chili, è stata legata al letto dal marito e sculacciata ripetutamente. A causa del gigantesco strato di adipe, la donna però risultava insensibile alle sue scudisciate. Così il marito, cuoco provetto, l’ha voltata e si è messo a cucinare la carbonara. Invece di darla a lei si è mangiato pure la sua porzione, mentre la donna implorava urlante “basta, liberami, non ne posso più”. Ma quando ha pronunciato la safeword (tiramisù) era troppo tardi: la carbonara era finita. Così, una volta liberata, lei è stata costretta a mangiarsi il marito.

 

 

D.E. e A.B. una coppia sposata da quindici anni, tornando a casa dopo la visione del film hanno litigato per questioni economiche. Il marito accusava la moglie di spendere troppo, la moglie accusava il marito di guadagnare poco. Così, dopo le offese pesanti i due sono passati alle mani. La colluttazione è diventata così accesa da svegliare G.B., il figlioletto di otto anni, che vedendo i suoi genitori picchiarsi si è messo a piangere. Mamma e papà però lo hanno tranquillizzato, spiegandogli che quello era un modo di amarsi dei grandi che si chiamava sadomasochismo. Il giorno dopo il bambino è stato sospeso da scuola, per aver picchiato a sangue una compagna che gli piaceva.

Le lacune dei nuovi galaxy S6

Presentati i nuovi galaxy modello S6. Bellissimi, accattivanti, velocissimi, affidabilissimi. Ma ci sono ancora un sacco di cose che non sanno fare, ed è uno scandalo che nel 2015 l’azienda coreana non sia ancora riuscita a colmare queste lacune.

 

Non sanno fare il caffè.

Una macchinetta del caffè non costa neanche 100 euro, che cosa gli costerebbe installarne una in uno smartphone da 700? Certo, ci sarebbe il problema delle cialde microsd, che costerebbero almeno il 200% in più rispetto ad un caffè al bar. Ma volete mettere la soddisfazione di farsi un selfie con il caffè e postarlo su twitter dallo smartphone in cui lo stai bevendo?

 

Non sanno fare i pompini.

Incredibile che gli ingegneri samsung non siano ancora riusciti a riprodurre un’operazione così semplice che anche una qualsiasi donna di intelligenza medio/bassa è in grado di eseguire. E se davvero non ne sono capaci, dovrebbero pensarci quelli del marketing a sopperire a questa lacuna, aggiungendo al carica batterie e le cuffie anche una piccola prostituta orientale dentro la confezione d’acquisto.

 

Non sanno sparare missili.

Ormai ogni applicazione per inviare/ricevere messaggi ha una notifica di lettura. Con quello che costano i galaxy S6 dovrebbero essere in grado di localizzare i nostri interlocutori e punirli con un missile terra aria in caso di visualizzazione senza risposta.

 

Non hanno il senso del pudore.

Purtroppo il senso del pudore è un’applicazione che manca anche agli utilizzatori comuni di smartphone. Ma proprio per questo i produttori dovrebbero installarlo a tutela dei consumatori, ed evitare così a chi utilizza i prodotti samsung di postare selfie di merda, scrivere post ridicoli o credersi competenti in materie che nemmeno conoscono.

 

Salviamo il Parma

Come se non bastassero la crisi economica, la disoccupazione, la mafia, lo sperpero di denaro pubblico etc.. lo spettro di un problema ancora più grave di tutti i problemi che ci affliggono messi insieme sta terrorizzando l’intero popolo italiano: il fallimento del A.C. Parma. Il regolare svolgimento del campionato di serie A è a rischio, e porta con sé un rischio ancora più grave. L’italiano medio, infatti, potrebbe indignarsi e non pensare più al calcio, accorgendosi così di problemi meno gravi come la crisi economica, la disoccupazione, la mafia, lo sperpero di denaro pubblico etc…

L’Associazione Calcio Parma, quindi, deve essere salvata a tutti i costi. E gli alti dirigenti stanno già studiando le varie ipotesi di salvataggio.

 

 

Salvataggio dei giocatori.

I tesserati dell’A.c. Parma rileveranno la società con i soldi ricavati dalla cessione del quinto dei loro futuri stipendi. In questo modo potranno disputare regolarmente la fine del campionato e rientrare dell’investimento aumentandosi lo stipendio del 200%. Quest’estate poi rivenderanno la società al miglior offerente, che fallirà subito non potendo sostenere degli stipendi così alti.

 

Azionariato popolare.

Pagando una maggiorazione rispetto al prezzo dell’abbonamento i tifosi acquisteranno quote della società salvandola dal fallimento. I debiti verranno azzerati grazie a delle garanzie di vandalismo da parte degli ultrà nei confronti dei creditori. Quelli più facinorosi rapiranno i familiari dei giocatori per convincerli a scendere in campo senza stipendio. Le decisioni principali verranno prese direttamente in curva. Chiunque avrà la possibilità di esprimere la propria proposta facendo partire un coro. Se il coro sarà particolarmente simpatico e si diffonderà assordante in tutto lo stadio la proposta sarà accolta. I tifosi, nonostante l’impegno dirigenziale, manterranno comunque il loro status di tifosi e si riserveranno di contestare la società. In caso di risultati scadenti o di gestione societaria poco oculata potranno quindi aspettarsi sotto casa, minacciare i propri parenti o incendiarsi la propria automobile.

 

Salvataggio da parte della FIGC.

La figc ha già varato un piano di salvataggio. Il piano consiste nel mettere all’asta, con base di partenza da un milione di euro a punto, i 10 punti che il Parma si è aggiudicato fino ad ora. Se i soldi ricavati da questa asta non dovessero bastare la figc è pronta a rilanciare e vendere anche i punti delle partite che il Parma deve ancora disputare. Se neanche questi soldi non dovessero bastare la federazione metterà all’asta direttamente lo scudetto, i posti in champions e la salvezza. Con i soldi ricavati da queste aste la figc scongiurerà il fallimento del Parma, garantendo la regolarità del campionato.

 

Salvataggio da Parte dello stato.

Anche lo stato è pronto ad intervenire con una legge a tutela del campionato di calcio di serie A. Tale legge chiamata, oppio dei popoli, consiste nel multare tutti coloro che durante una partita del campionato di serie A si trovano in giro senza almeno un dispositivo radio collegato sulle partite. I vigili interrogheranno a sorpresa i passanti con domande del tipo “che cosa fa la Juve? Chi ha segnato?”. Chi non risponderà correttamente sarà punibile con una multa da 100 a 1000 euro. I soldi delle multe verranno utilizzati per salvare il Parma ed aumentare gli stipendi dei dirigenti figc.

Ho visto Dio

Avevo fretta, molta fretta. Ero uscito da lavoro con un’unica idea in testa: la partita che iniziava alle diciotto. Così, chiuso in macchina in mezzo al traffico bestiale, guardavo nervosamente l’orologio domandandomi se ce l’avrei fatta a vedere l’inizio. Una telefonata improvvisa rispose per me: era mia moglie, con la sua sempre inopportuna richiesta “compra il pane e il latte”. Sospirai trattenendo un “ma manco per il cazzo”. Pensai  ad una scusa: avevo lasciato il portafogli a lavoro o qualcosa del genere. Ma poi, sono troppo buono, decisi di dirle che sì, lo avrei fatto. In fondo il supermercato era dietro l’angolo, avrei allungato la mia corsa verso la tv solo di cinque minuti.
Parcheggiai la macchina poco distante dall’entrata e appena scesi mi si avvicinò un tizio malmesso e puzzolente che mi guardò negli occhi urlando “ho visto Dio”. Lo ignorai tirando a diritto ma lui mi seguì e continuò “ho visto Dio, sul serio, Dio in Persona”. Trattenni le risposte che mi saltavano in testa, avevo troppa fretta per rischiare di ritrovarmi invischiato in una discussione teologica con uno svitato. “Dio, il Signore, proprio Lui” ripeteva cercando di trattenermi per un braccio. Mi limitai a sorridergli stentato e ad accelerare il passo. Ma lui accelerò a sua volta e finimmo per scattare come due centometristi. Alla fine ebbi la meglio, perché ad un passo dal traguardo, l’entrata del supermercato, lui mollò e tornò indietro alla ricerca di qualcun altro da importunare. Esultai dentro di me, consapevole però che la corsa non era finita. Mantenni il passo veloce e mi diressi verso il bancone del forno. Presi il numerino: 54, con il display che segnava il 51. Tutto andò liscio fino al numero 53: una donnina anziana che ci mise cinque minuti solo per scegliere la marca del prosciutto. C’avrei messo molto meno io a scegliere l’arma con cui l’avrei uccisa. Ma sono troppo buono, e attesi il mio turno con educazione.
Intanto il tempo passava, e ormai mi ero rassegnato: il calcio d’inizio me lo sarei perso. Per consolarmi pensavo alle statistiche. Normalmente, nei primi cinque minuti della partita, non succede mai niente di rilevante. Poi finalmente la donnina prese il suo pacchetto.  Chiesi velocemente 500 grammi di pane, lo afferrai come una palla da rugby, scesi a prendere il latte e mi precipitai alla cassa. Pagai distrattamente, col solo pensiero alla partita, e corsi verso la macchina ancora più veloce di come avevo seminato il tizio che aveva visto dio. Poi uscii e arrivai alla macchina, ma quando cercai le chiavi nel giubbotto realizzai improvvisamente che le tasche erano più vuote del solito. Cazzo, avevo pagato troppo distrattamente, e il mio portafoglio era rimasto alla cassa. Mollai pane e latte e scattai verso il supermercato ancora più veloce di come avevo fatto fino a quel  momento. Fortunatamente il mio portafogli era lì, accanto alla cassiera, che me lo restituì con un sorriso gentile.
Tornai alla macchina fiducioso verso l’umanità: c’è tanta brava gente in giro, il mondo non è poi così male, forse la mia squadra stava già vincendo. Ma quando ritornai alla macchina questa fiducia crollò di fronte all’assenza del pane e del latte nel posto dove li avevo appoggiati. Carico di rabbia mi guardai intorno alla ricerca di un possibile colpevole. Perlustrai le strade adiacenti, ma niente: il ladro e la mia spesa si erano volatilizzate nel nulla. Mi rassegnai a ripercorrere di nuovo le tappe pane, latte, cassa. Ma arrivato all’ultima tappa commisi un altro errore di distrazione. Troppo occupato a controllare nello smartphone il risultato della partita (erano ancora zero a zero) non mi accorsi che davanti a me c’era la vecchina del prosciutto. Stavolta l’avrei uccisa per davvero, ma non lo feci, anche se ci mise più di dieci minuti, tra mettere i prodotti sul nastro, chiedere informazioni, protestare sulla qualità del servizio e pagare. Del resto, sono troppo buono.
Uscii dal supermercato, questa volta con il portafoglio in tasca, mi precipitai in macchina di corsa e guardai l’orologio. Facendo due calcoli si era appena superata la metà del primo tempo. Accesi la radio prima di mettere in moto, e proprio mentre stavo ingranando la prima il telecronista gridò al gol. Della squadra avversaria. Cazzo, esclamai incazzato guardando lo radio come se fosse un nemico. Ma quando alzai la testa un altro cazzo ancora più incazzato uscì dalla mia bocca. Seduto sul marciapiede il tizio che aveva visto dio stava consumando tranquillo una merenda a base di pane e latte. Il mio pane e il mio latte. Lasciai la macchina in doppia fila e scesi puntando deciso verso di lui. Era nella posizione perfetta per essere preso a calci. Mi dava le spalle, e se l’avessi fatto non mi avrebbe nemmeno visto negli occhi. Gli avrei dato quello che si meritava senza il rischio di essere riconosciuto. Non c’erano nemmeno testimoni oculari in giro. Ma io sono troppo buono, e quando mi trovai ad un passo da lui cercai di far sbollire la rabbia e mi limitai a gridare “Ehi tu!”. Si voltò mostrandomi una faccia felice, la faccia di un bambino che ha trovato una torta. Anche se si trattava di un adulto che stava mangiando del pane senza nulla.
Sono troppo buono, mi ripetei nuovamente, mentre estraevo dieci euro dal portafoglio e glieli passavo.
“La prossima volta che vedi dio” gli dissi, “digli di passare da me che gli faccio un bel discorsino”.
Sorrise come se avesse visto davvero dio, e mi ringraziò con una stretta di mano.
“Sono troppo buono” mi ripetei ancora una volta. Poi montai in macchina e me ne andai, contento di me stesso.